Corso di Filosofia politica: da Platone alla Globalizzazione (Parte Decima)
La teoria anarchica di Max Stirner è stata definita una caricatura della filosofia della religione da parte di L. Feuerbach. Si tratta di una accusa eccessiva.
Stirner non scherzava affatto nell'esporre la sua teoria. Il suo nome vero è Johann Gaspar Schmid, sostenitore estremo della negazione dello stato, corifeo di una posizione che alterna esistenzialismo e nichilismo. La sua opera più importante s'intitola Ego e la sua proprietà del 1844. L'autore parte dalla critica che Feuerbach rivolge alla religione, in particolare sulla nozione di Dio. Ciò che gli uomini chiamano divinità non è altro che il prodotto della loro fantasia, di una aberrazione psicologica. Non è Dio che ha creato l'uomo, ma al contrario, è l'uomo che ha creato Dio conforme la sua immagine e le sue esigenze interiori. Il bisogno di eterno ed infinito insito nella natura umana sublima il pensiero e la fede nella creazione di un altro mondo e di un'altra esistenza. In Dio l'uomo non fa altro che adorare la propria essenza. Per uscire da questa fantastica illusione bisogna considerare l'uomo come l'essere supremo, ossia, l'uomo stesso nella sua natura reale.
Questo in sintesi il pensiero di Feuerbach. Max Stirner sposa questa tesi, ma vuole trarre dalla sua teoria le più radicali conseguenze. Il filosofo si chiede:
-Che cosa è l'umanità se non nella testa degli uomini, dei singoli individui? Perciò non vi è nulla di reale oltre l'individuo nei suoi bisogni, le sue tendenze, la sua volontà. Io non sono né Dio, né l'uomo in generale, l'unica realtà esistente è il mio proprio io. Per me non vi è nulla fuori di me.1
La conclusione è estrema. Religione, coscienza, morale, diritto, legge, famiglia, stato, ognuno di questi concetti è un giogo che s'impone al proprio io come padrone assoluto della propria individualità. La filosofia, tutte le ideologie finiscono col diventare superstizioni, la libertà stessa non è una concessione determinata dal diritto o dallo stato, è frutto di una propria conquista. Nietzsche ricorderà ad alcuni amici di essere stato accusato di plagio nei confronti di Stirner, ammettendo la condivisione di certe sue idee.
La critica contro lo stato è durissima. Secondo Stirner l'uomo non deve sacrificare i propri interessi allo stato anche al più democratico. Ogni stato è tirannia, sia che si tratti di una sola persona o di un gruppo, o come avviene in una repubblica, dove le persone sono tutte uguali, quando, in realtà, gli uni sono i despoti degli altri, ogni volta che la volontà espressa da una assemblea popolare diventa legge per il singolo individuo, legge che è tenuto ad osservare. In questo caso la volontà del singolo si paralizza. In una parola, il filosofo non riconosce nulla all'infuori di se stesso, si sente oppresso da qualsiasi istituzione che impone un qualsiasi dovere. Ma c'è un problema.
Siccome nessun io può vivere da solo, Stirner teorizza le associazioni di egoisti, ovvero, delle libere associazioni nelle quali ogni Io entra e nelle quali resta solo fino a quando la sua presenza coincide coi suoi interessi. Siamo di fronte ad un sistema egoistico per eccellenza. Nella lotta tra ricchi e poveri questi ultimi non devono lamentarsi, fin tanto che non si armino contro i ricchi in una vera e propria lotta di classe. Non è certo quella che sarà caposaldo del pensiero di Marx, si tratta in questo caso di una lotta astratta, di un conflitto di un certo numero di Io egoistici contro un numero inferiore di Io non meno egoistici.
In conclusione il filosofo ha detto l'ultima parola sulla filosofia idealistica sposando una posizione di materialismo integrale nella sua totale opposizione a qualsiasi sistema istituzionale, contro qualsiasi Chiesa e qualsiasi Stato.
Michael Bakunin
(1814 – 1876)
Nella loro critica all'ordinamento statale i padri dell'anarchia partono da un punto di vista utopistico. Hanno un legame comune, sono tutti individualisti e tutti contro lo stato. D'accordo con Proudhon lo stato non si abolisce, si estingue.2
Bakunin intende organizzare la società dal basso all'alto attraverso la libera associazione e non dall'alto al basso attraverso l'autorità qualunque essa sia. Volendo l'abolizione dello stato, si mira alla abolizione della proprietà privata ereditaria, nient'altro che una istituzione dello stato, una conseguenza del principio stesso dello stato. In questo senso, il filosofo anarchico si autodefinisce collettivista e non comunista.
Il suo programma prevede le seguenti fasi di organizzazione:
1)lotta contro lo stato ed il comunismo in nome della più completa libertà per tutti
2)lotta contro la proprietà individuale ereditaria in nome dell'eguaglianza economica
3)si considera questa proprietà come una istituzione dello stato conseguenza del principio stesso dello stato
4)non si abolisce la proprietà se la stessa non si pone come ereditaria
Detto questo, se Proudhon era un utopista, Bakunin lo è due volte perché il suo programma non è che l'utopia della libertà agganciata all'utopia dell'uguaglianza, in tal modo è costretto sin dall'inizio a sacrificare la prima alla seconda e la seconda alla prima. Condivide con Marx che il fatto economico ha sempre preceduto il diritto civile e politico. Scrive a proposito:
-Tutte le religioni e tutti i sistemi morali che dominano in una società sono sempre l'espressione ideale delle sue proprietà reali, materiali, soprattutto della sua organizzazione economica e politica, essendo questa in sostanza null'altro che un'espressione giuridica e coercitiva della prima.3
A Marx spetta il merito di aver scoperto e dimostrato questa verità, non solo, venendo a parlare della storia per quanto riguarda la situazione del popolo russo, due elementi costituiscono le condizioni necessarie per la rivoluzione sociale contro una eccessiva miseria ed una schiavitù esemplare.
Le sue sofferenze sono innumerevoli e le subisce non con pazienza ma con una disperazione profonda ed appassionata. Contesta la teologia politica di Mazzini sulla base della concezione materialistica della storia, si riferisce ad una morale assoluta che s'identifica nel vincolo di solidarietà.
Il filosofo lo afferma con chiarezza:
-Nessun uomo può emanciparsi senza emancipare con sé tutti gli uomini che lo circondano. La mia libertà è la libertà di tutti, perché io non realmente libero se non lo sono gli altri.4
La condizione che rende possibile questo traguardo è la eliminazione dello stato, di conseguenza, i contadini saranno privati della garanzia della proprietà da parte dello stato, non sarà più un diritto, ma un semplice fatto. Un altro quesito da porsi all'indomani della rivoluzione sarà il seguente: in una società senza classi, sarà davvero il proletariato il nuovo signore della situazione instaurando la dittatura? Questo, in effetti, era il programma di Marx pubblicato sul Manifesto, ma sarà proprio così? La domanda di Bakunin verte su chi il nuovo soggetto dominerà, o sarà il proletariato ad essere dominato da una nuova forza? (sarà il Partito della Russia rivoluzionaria del 1917 ad ergersi come nuovo despota ed a farne le spese sarà proprio il proletariato?) Alla base del suo pensiero si stabilisce un senso di profondo scetticismo. Per quanto riguarda,infatti, le forme di governo, è convinto che tra monarchia e repubblica, in nome del sovrano, la prima, in nome del popolo, la seconda, le condizioni dell'uomo non cambiano affatto. Il popolo in ogni caso verrà bastonato, represso dallo stato e dalle classi dirigenti. Non solo, per applicare idonee regole di governo bisogna considerare la cultura dei popoli, le loro tradizioni ed i valori in cui sono cresciuti. A questo proposito, Bakunin pone l'esempio di due popoli tra loro assai diversi nella concezione dello stato e della sovranità, il tedesco e lo slavo.
I Tedeschi (in numero di 66 milioni all'epoca) sono adoratori dello stato, capaci di qualsiasi forma di obbedienza, gli Slavi, (90 milioni) al contrario, odiano lo stato. Solo la rivoluzione sociale può conferire loro una identità.
Il pensiero anarchico riscosse notevole fortuna in Europa nel XIX secolo e nel primo decennio del XX sia nei circoli culturali che nell'opinione pubblica.
Essere anarchici significò estromettere in partenza qualsiasi concetto di autorità che, se dal punto di vista strettamente politico può essere un concetto discutibile sulla base di quelle istituzioni che dell'autorità si fregiano solo per realizzare i propri interessi instaurando un regime di illegalità, d'altro canto, non si può accettare in campo dell'ordinamento giuridico, in tal modo , si vanificherebbe il valore della legge stessa, in sostanza, la validità dello stesso stato di diritto.
Cosa significa essere anarchici?
Il dubbio che si pose Plekhanov:
-Come si fa a stabilire dove finisce il compagno e dove comincia il bandito?
Il dubbio rimane, se si considera che la morale degli anarchici è la morale di chi giudica ogni azione umana dal punto di vista astratto dei diritti illimitati dell'individuo e che in nome di tali diritti giustifica le violenze più atroci. Un esempio esaltante ci è fornito dal seguente episodio.
Il poeta anarchico Laurent Tailhade, la sera stessa dell'attentato di Vaillant, affermò convinto presso l'associazione culturale la plume:
-Cosa importano le vittime se il gesto è bello?
Gli anarchici lottano contro tutto e tutti, lottano contro la democrazia perché, a loro parere, la democrazia è solo la tirannia della maggioranza sulla minoranza, non solo, manca loro il rispetto della dignità dell'uomo quando affermano:
-La morte di indefinite masse popolari non ha alcuna importanza se con ciò si afferma l'individuo che si batte per una causa, oppure, per l'individuo stesso in quanto tale.
Giorgio Ragucci
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