Cooperativa di Chieti denunciata per presunti reati connessi alle droghe e ad abusi sessuali
Recentemente la comunità era salita all'onore delle cronache per il caso di una ragazza di Trento trattenuta in struttura contro la sua volontà nonostante avesse subito un assalto sessuale da parte di un infermiere della struttura. La vicenda, assieme ad altre segnalazioni, era stata presentata alla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza presieduta dall'onorevole Alessandra Mussolini. In seguito la ragazza era stata liberata, ma la comunità invece di ammettere le proprie responsabilità aveva diffuso una nota giustificativa (pubblicata anche su Internet) che i genitori avevano poi pubblicamente smentito. Ma in questa nota la comunità stessa ammetteva di non aver sporto una formale denuncia affermando di "aver svolto repentinamente indagini interne, per appurare quello che realmente era accaduto, coinvolgendo anche i carabinieri e invitando la ragazza stessa a sporgere denuncia, cosa che, però, la minore si è rifiutata di fare".
E purtroppo queste non sono le uniche irregolarità segnalate sulla struttura di Chieti. La minore stessa e altri ospiti hanno scritto di ragazzi e ragazze legati ai letti e chiusi in stanza per ore, di una prassi secondo la quale nei primi tre mesi si vieta agli ospiti qualsiasi contatto con l'esterno, di problemi di sicurezza con ragazzi che si scambiano gli psicofarmaci, di condizioni insopportabili che spingono i ragazzi a tentare la fuga con parecchie fughe occorse anche nel periodo di permanenza della minore (lei stessa è fuggita ed è stata ripresa più volte) e di droghe circolanti nella struttura. Queste segnalazioni sono state confermate con messaggi email, commenti su Facebook e dichiarazioni scritte raccolte dalla mamma della minore, dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e dall'associazione Pronto Soccorso Famiglia.
La Lilium non è la prima comunità a finire nell'occhio del ciclone. Ricordiamo la comunità alloggio per minori «Dina Sergiacomi» di Montalto nelle Marche, la comunità «Cavanà» di Pellegrino Parmense, la casa famiglia «Il Forteto» in Toscana. Il denominatore comune di queste comunità, oltre alla "impostazione manicomiale", è la mancanza di reali controlli esterni e indipendenti che impediscano queste violazioni. Purtroppo ci giungono segnalazioni di madri preoccupate perché una specifica psichiatra del centro di neuropsichiatria infantile di Trento (che recentemente è stata segnalata all'ordine) sta premendo per mandare i loro figli in questa comunità e persino dei ragazzi che sono fuggiti dalla comunità stanno ricevendo pressioni per tornarci. Il proverbio dice: "Quando il gatto non c'è i topi ballano". Riteniamo sia indispensabile che l'assessorato competente investighi approfonditamente per verificare le accuse e se necessario riportare i nostri ragazzi a casa per impedire che subiscano altri danni.
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Trentino
Email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.Ultimi da Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Trentino
- Gli educatori devono andare in ferie. Bambino di Trento che vive in casa famiglia non può tornare a casa a vedere i genitori
- Anche Trento dice NO agli abusi di psicofarmaci sui bambini
- Da Trento alla marcia contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini
- Il bambino tornato in famiglia è frutto di un lavoro sinergico
- Tornerà a casa il bambino della mamma “troppo” accuditiva
Lascia un commento
Assicurati di inserire tutte le informazioni richieste (*), dove indicato. E' accettato codice HTML di base. I TUOI COMMENTI VERRANNO MODERATI DALLA NOSTRA REDAZIONE.
Attenzione! Non apprezziamo chi si nasconde dietro indirizzi email fittizi. Se la tua mail è palesemente finta e non puoi essere, perciò, contattato, il commento viene cestinato. Se sei già registrato loggati prima di commentare, altrimenti la tua mail non viene accettata.




























































