Conosciamo meglio il nuovo Direttore dell’APT. Ci illustri il percorso che l’ha portata qui.
Sono Luca D’Angelo, ho 34 anni, e mi sono laureato in Economia del Turismo presso l’Università di Bologna, precisamente al polo di Rimini. Ho vissuto un’esperienza di 14 mesi all’estero, precisamente tra Nuova Zelanda e Australia, durante la quale ho svolto l’attività di ricercatore. Tornato in Italia sono giunto a Trento, dove ho conseguito il master in Tourism Management alla tsm-Trentino School of Management. Ho collaborato presso l’organizzazione turistica di Sanremo, dove ho seguito in particolare i temi legati al turismo sportivo. Ho svolto poi il ruolo di ricercatore presso il TSM, lavorando sul marketing delle destinazioni, prima di essere per 3 anni coordinatore della Strada del vino e dei sapori di Trento e Valsugana. Da dicembre 2011 sono diventato direttore dell'Azienda per il Turismo della Valsugana.
Qual è l'impronta che vuole dare al turismo valsuganotto durante il suo mandato?
Mi piacerebbe far emergere i punti di forza di questa destinazione turistica, che ne ha, e tanti. Alcuni sono consolidati, penso ad esempio ai laghi, ma anche loro avrebbero bisogno di un rilancio. Altri sono invece alla fase iniziale, ed hanno bisogno di una fase di sviluppo. Si tratta di una destinazione molto grande, con al suo interno grandi differenze che devono essere viste come un fatto positivo. Mi piacerebbe rafforzare il ruolo dei mercati esteri, fondamentali soprattutto in questo momento di crisi. C’è bisogno anche di rafforzare il ruolo di regia che sempre più deve avere l’APT, svincolandosi un po’ dall’organizzazione di piccoli eventi e manifestazioni che non hanno molti ritorni dal punto di vista strategico. Bisogna focalizzarsi sulle priorità nelle quali investire, stringere delle partnership con gli operatori del territorio privati e pubblici (perché è importante dialogare con entrambi, anche se hanno obiettivi diversi) e riuscire a comunicare le nostre “punte di diamante”.
Ci sono alcuni prodotti strategici che stiamo cercando di proporre:
- Bike: legato al mondo delle due ruote;
- Open Air: legato al mondo dei campeggi e di tutto ciò che si discosta dalla vacanza negli alberghi e nelle strutture ricettive più classiche;
- Turismo termale: prodotto che vedrà la luce l’anno prossimo;
- Turismo rurale: tema sul quale credo molto, e che nella zona del Lagorai trova un terreno incredibile ed inesplorato;
- Appartamenti: dedicato ad una ricettività alternativa, abbiamo iniziato un lavoro di contatto con gli operatori;
- Turismo accessibile: esso ha numeri di domanda potenziale davvero importanti, ma fin’ora poche destinazioni hanno risposto.
Sul turismo accessibile vorrei dire che si parla di persone con diversi tipi di disabilità, non solo motoria; tutto questo significa non solo superare le barriere architettoniche ma fare una proposta turistica completa, come la vela e la pet teraphy. Questi progetti sono partiti da poco, quindi dobbiamo ancora lavorare molto sulla creazione del prodotto.
Può spiegare qual è la struttura dell’APT, quanti collaboratori vi sono impiegati e quanti sono i soci?
L’Azienda per il Turismo è, dal punto di vista societario, una cooperativa. I soci sono 52: tutte le amministrazioni comunali dell’ambito, le associazioni di categoria, alcuni soci privati (rappresentano, però, una quota residuale). Al vertice della struttura vi è l’assemblea dei soci, che dà gli input sulla politica turistica. C’è poi un consiglio di amministrazione (CdA) formato da 27 membri a rappresentanza di tutte le categorie economiche dell’ambito, un comitato esecutivo (CE) formato da 7 membri compreso Presidente e Vicepresidente, ed infine la Direzione. Sotto la direzione c’è uno staff fisso di 14 persone, più una serie di collaboratori stagionali a seconda del periodo dell’anno (necessità di aprire uffici informazioni periferici durante l'estate). A livello strutturale abbiamo 4 sedi aperte tutto l’anno (Castello Tesino, Borgo Valsugana, Levico Terme e Pergine Valsugana), più degli uffici info periferici che vengono aperti solamente durante l’estate (es. Caldonazzo e Calceranica al Lago). Il fulcro operativo è presso la sede di Villa Sissi.Una percezione diffusa è che la Valsugana soffra in termini di fama e di immagine rispetto ad altri ambiti del Trentino. Dalla sua posizione cosa può dire riguardo a questo aspetto?
L’immagine di una destinazione è un fenomeno complesso. Nell’immagine non c’è solo il tema turistico, ma anche delle percezioni, dei luoghi comuni (con le sue falsità e le sue verità), ciò che i media comunicano, ciò che le persone si dicono fra di loro, quello che scrivono e non scrivono i giornali. Diciamo che è un tema molto complicato. Alcuni fatti che hanno toccato la Valsugana (acciaierie, discarica, ecc.) hanno avuto un impatto essenzialmente locale, e forse su qualche mercato vicino. Sui mercati lontani ed esteri, invece, io non rilevo grosse problematiche. Anzi, vediamo che nei turisti stranieri vi è uno spostamento da altri ambiti, anche del Trentino, verso la Valsugana. Esso avviene sia per la sostituibilità dell’offerta (ad esempio i laghi), ma anche perché la nostra valle è un luogo meno conosciuto, che però offre delle potenzialità molto forti. Sul bike, ad esempio, abbiamo già delle testimonianze molto importanti di persone straniere (che fanno da teste di ponte) che hanno provato altre destinazioni ormai sature e che quindi si spostano. Da questo punto di vista vengono prima gli stranieri (tedeschi ed olandesi) rispetto agli italiani, perché sono molto più dinamici. Su di loro, quindi, non vedo dei problemi. Se poi riusciamo a trasmettere cosa c’è in Valsugana oltre ai laghi (già abbastanza noti), come ad esempio il Lagorai, io credo che avremo delle carte molto importanti da poterci giocare. Alcune destinazioni si trovano a vivere una fase un po’ stagnante, mentre noi abbiamo davanti grosse prospettive, e la nostra curva dovrà essere per forza di crescita. Ovviamente ciò dipende da noi e dagli operatori, ma noi ce la metteremo tutta.





























































